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Black Minnow................
Giovedì 19 Settembre 2013 18:54
Black Minnow............... -by Alessandro Puggioni
Come tutte le cose, tutto inizia per gioco.
Mi ritrovo da un amico a parlare di Spinning dell’esigenza che si ha sempre più di cercare esche diverse dal comune, che riescano a lavorare e pescare dove e come vorremmo noi tra la schiuma. Spesso i predatori a seconda della mareggiata.....
stanno in agguato vicino al fondo,  dove la forza del  mare a costretto il pesce foraggio, oppure nei primi strati sotto la superficie dove si accumula il nutrimento in sospensione.
Per riuscire a pescare in queste situazioni, col tempo sono riuscito a trovare diverse soluzioni, come i metal jig armati con amo singolo o teste piombate con gomme anguilliformi  che, grazie al loro recupero frenetico, cercano di stimolare la reazione dei predatori vicino al fondo ma, purtroppo, sono molto soggetti ad incagli. Spesso molti pesci cercano la preda facile, che sta li a farsi trascinare dalle onde o si muove in modo lento. In questo caso prediligo l’uso di grossi shad o minnow, i quali possono essere recuperati in maniera molto lenta.
Arrivando al dunque, ad un certo punto della conversazione, il mio amico viene fuori con questo giocattolino  il quale aveva acquistato non molto tempo fa in Francia durante un viaggio.
A primo impatto sembrava un normale shad. Subito vengo colpito dalla sua struttura decisamente diversa dai normali shad in commercio. Mi da in mano due modelli, e qualche corpo di ricambio per poterlo provare.
Sembra quasi che il fato sia dalla mia parte, il vento inizia a soffiare e il mare fa la sua parte, il resto delle carte ora tocca a me giocarle. Mi preparo, tutto pensieroso e impaziente come un bambino che non vede l’ora di scartare e giocare per la prima volta con un nuovo giochino, tutto l’entusiasmo potrebbe sparire al primo lancio.
E’ arrivato il momento di descrivere il perché questo “giocattolo” mi ha colpito cosi tanto. Tranquilli non mi sono dimenticato affatto! A primo impatto noto una testa a proiettile, la quale mi fa pensare subito a come potrebbe fendere perfettamente l’aria durante il lancio; imoltre questa mi colpisce soprattutto per la sua particolare forma, simile ad una piramide, ricordandomi proprio una testa di sardina. Il corpo si sposa e si inserisce perfettamente sulla testa:  ciò è consentito grazie ad un sistema innovativo in acciaio che entra dentro il corpo in gomma e permette l’accoppiamento con un amo offset. Si, avete letto perfettamente: un amo offset. Questo sistema mi ha colpito parecchio, uno shad nato per il mare dotato di sistema antincaglio. Vi chiederete se riuscirete a sentire il momento giusto per la ferrata in presenza di forte corrente o durante una mareggiata, ma tutto ciò è agevolato dalla mescola molto morbida  della gomma del black minnow.
Mi rimane solo di provarlo in pesca pensai. Come sempre all’inizio, quando provo un’esca nuova, cerco di trovarne i difetti, di capire quali sono i suoi limiti e il suo migliore utilizzo, i pregi sono sempre una conseguenza dovuta al risultato.
Eccomi in pesca nel mio regno: schiuma e scogliera, un’ accoppiata vincente. Inizio a pescare con la mia Labraxina alternando qualche lancio con hardbait e metal jig, per poi provare di tanto in tanto il nuovo giocattolino.
Il mare mi fa capire subito che è dalla mia parte, viene fuori qualche occhiata con jig e una spigoletta con un darter. Continuo ad insistere con qualche jeark, ma nulla. Eppure, vedendo il bel canale e la bella corrente che si forma in uscita della cala dovuta al forte mare, ci deve esser qualche bel predatore, altro che occhiate.
Decido di dare più fiducia al nuovo giocattolino. Ho in mano il modello da 25g per 120mm; visto il peso non eccessivo, ed essendo uno shad, non mi aspetto grandi lanci, ma mi accorgo del contrario. Il peso concentrato in punta, la testa a forma di proiettile e nessun amo sporgente a rallentare il lancio mi garantiscono lanci discreti.
Grazie alla canna riesco sentirlo nuotare tranquillamente tra la schiuma, vibrare ed urtare i sassi affioranti durante il nuoto, senza incagliare. Tutto ciò mi piace parecchio e mi fa avere sempre più fiducia in lui e, se vogliamo che un artificiale sia catturante, la fiducia è alla base del successo. Riesco a trovare un assetto giusto di nuoto durante i vari lanci, quando sento qualcosa che lo trattiene: a dire il vero mi coglie impreparato, mi rendo conto che era un barracuda solo quando guardo l’esca, distinguo chiaramente i segni dei denti sulla gomma.
Non perdo tempo e rilancio. Ma neanche il predatore perde tempo e sento un'altra trattenuta, molto leggera. Stavolta mi trova concentrato e ferro prontamente, quasi d’istinto. La reazione c’è anche  dalla parte opposta della lenza: lo sento tirare e, dopo un corto ma divertente combattimento, viene fuori un bel barracuda di taglia onorevole.
Facendo qualche riflessione sull’esca iniziano a venirmi in mente aspetti positivi: è una concezione d’esca che nelle mie uscite mancava. Sono soddisfatto, ma non del tutto, voglio capire i suoi limiti con la corrente e con la forte mareggiata. E’ quello che serve a me, un esca che tenga il mare forte, che lavori vicino al fondo e che non incagli, ma che allo stesso tempo sia realistica e catturante.
Continuando con la sessione di pesca, incontro altri barracuda di piccole dimensioni, e qui mi accorgo di una pecca di quest’esca: la mescola della gomma è molto morbida, questo è un pregio perché fa muovere l’esca in un modo veramente realistico, ma è anche una pecca, quando si trovano denti affilati che lasciano i segni della battaglia. Per questo motivo, dopo ripetuti attacchi, son costretto a mettere su uno dei ricambi, l’altro lo sistemerò con calma con la lama del coltello bella calda.
Ora vorrei provarlo in una situazione estrema. Mi ritrovo in una cala un po’ piccola, dove il mare infrange diretto e potente con in superficie una quantità notevole di velelle, adorate e mangiate da molto pesce foraggio. Mi accorgo che lanciando minnow non riesco a lavorarlo per niente, la forza del mare è troppa, avrei bisogno di un esca che lavori quasi sul fondo. Inizio a pescare con metal jig, ma nulla. Pescando con un jig da 44g riesco a stare in pesca, ma non come voglio io, poiché riesco a insidiare solo pesci che attaccano per reazione, e, a quanto sembra, non se ne vede manco l’ombra. E’ l’occasione buona di provare il black minnow in una situazione molto difficile. Primo passata nel canale: nulla! Secondo lancio, altra passata: nulla! Al terzo lancio, facendo una passata nella parte più nascosta della cala, sento una leggera trattenuta. Sono pronto, ferro immediatamente  ed è pesce in canna! La reazione è molto violenta ma breve, subito aggalla mostrando tutta la bellezza ed il fascino del suo profilo argenteo: la regina dei nostri mari, la spigola. La soddisfazione è doppia per una bella preda cercata e catturata nel modo che volevo.
A fine giornata sono molti i motivi di soddisfazione, una proficua giornata di pesca e la scoperta di una nuova esca che mi ha permesso di affrontare bene alcune situazioni di pesca difficili che mi trovo ad affrontare in scogliera.